venerdì 27 aprile 2007

Saltare un gradino e ritrovarsi a non parlare sapendo che una rosa ti può salvare oppure no
ma tu ti ricordi chi sei e vuoi che lo sappiano tutti, per questo ciò che senti di fare va fatto senza troppi forse si,forse se.


Il suono dei miei passi è la certezza della mia libertà.

Alla ricerca di cuori laminati in argento anticato.
Ritrovo il silenzio del mondo e la sua voce, da un'antico castello, risuona come un grido di pura e assuefatta follia. E respiro scegliendo la primordiale sanità degli istinti e della natura che va morendo sola e calpestata.
Lascio la follia a se stessa e smette quel fischio. Smette quell'assordante rumore. Un bivio e capisco cos'è l'altezza: la visione d'insieme che ti muove verso ogni scelta;la lontananza dalle minuzie e dalla consistenza della realtà,dai rumori che soffocati continuano ad arrivare, a protenderti contro.
Qualche passo e già sei terra,sei erba e lucertola,sei api, farfalle, scarafaggi, pidocchi e margherite.
Qualche passo e il canto degli ucelli e una motosega è quello che senti, quel che solo ti da quiete mentre tra mura diroccate provi a non calpestare lattice usato, vetro, aghi o altro.
Tra lo splendore dell'antico e la decadenza del moderno ritrovare la forza degli istinti disinibiti e la vigorosità della ratio sapiente e compiaciuta.

E mi dico che non si può disperare ma i capelli crescono e la povera Raperonzolo corre il rischio di morir soffocata dalla sua bella chioma che ormai inonda la stanza.
Ad ogni pensiero un millimetro e non smette di pensare,anche se ci prova,lasciando pensieri a metà da riprendere.
Lasiare pensieri a metà è controproducente e ne impedisce di nuovi ma questo è l'andamento e la stanza si riempie di mille discorsi mai finiti.
Voglio fare la fioraia... pensieri a metà che fermentano e ribollono in attesa.
Sarò una fotografa geniale... pensieri e foglie...
Nuvole gravide,gonfiore grigio di giorni d'asfalto.

Lo straniero mi somiglia,
ha i miei occhi,
sono io.

Sono io lo straniero che arriva e affronta la paura della follia umana.

E in fine un (altro) ultimo pensiero,lo stesso di sempre:
La mia signora ti chiama,ha la bava alla bocca e lo sforzo della disperazione sul volto.
Quando arriverà questo manichino che mi porto dentro?
Un manichino che coltivo come fosse un infante attende il suo volto e le sue mani per farmene dono.
Si, mi porto dentro un manichino, un'anima in attesa del suo corpo.




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